Il cammino dell'anima.

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Dante
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Il cammino dell'anima.

Messaggio da Dante » mer ott 09, 2019 12:21 pm

Qualche giorno fa ho deciso di fare una passeggiata in foresta, in compagnia dello spirito del fungo e della saggezza degli alberi; sentivo un bisogno intrinseco di ritrovarmi. Arrivato nella posizione stabilita, ho mangiato i funghi sacri.
Ora, col senno del poi, dire che non ero pronto all’antica saggezza è poco.

Di solito in giro per la foresta ci si ritrova qualche druido locale e alcuni degli abitanti più stravaganti delle nostre zone.
Durante l’ingestione dei funghi ho invocato la saggezza degli alberi come insegnamento speciale. E’ un legame forgiato nel corso degli anni con i regni fatati e con le dimensioni interiori dell’evoluzione spirituale della natura.
Mentre attento il bodyload, decido di poggiarmi ad una vecchia quercia. Dopo circa un’ora ero dentro, a metà tra la dimensione eterica e quella degli atomi. Ero in mezzo allo squarcio.

Pian piano comincio a perdere la percezione del corpo, tutto diventa più pesante e voglio solo stendermi per terra, non so più dove sono i miei confini, vedo il mio corpo ma non sono dentro, sono ovunque.
Sulla mia destra scorgo con la coda dell’occhio dei movimenti, mi giro e vedo un tunnel che si apre… davanti al tunnel c’erano degli esseri davvero strani, in un primo momento ho scambiato loro per grossi uccelli senza piume, erano piegati e mi mostravano il dorso, i loro corpi erano a forma di pera, di colore grigio scuro e sulla schiena avevano tre linee nere parallele. I loro colli erano lunghi e scheletrici.
Uno di essi si rizzò e si voltò verso di me, e vidi un essere simile ad un folletto, poi notai che ce n’erano altri quattro. Erano dotati di braccia lunghe ed ossute…non so se folletto sia la parola giusta per descriverli, perché ci s’immagina un tipo irsuto con calzoni alla zuava, giacchetta e un cappello a punta. Quegli esseri non indossavano nulla. Erano all’ingresso del tunnel che aveva consistenza e colore corpuscolare. Gli esseri sembravano invitarmi ad entrare nel loro mondo, così mi sono mosso (con l’occhio della mente) istintivamente in avanti, ma non appena mi avvicinai, notai che il tunnel curvava e andava in discesa ad angolo acuto, certo non un buon segno. Inoltre la natura corpuscolare di colore rosso del tunnel mi turbava. C’era qualcosa di negativo in tutto ciò, perciò mi voltai, e mi allontanai dalla quercia.

Camminare è difficile, ma la volontà è forte. Notavo che potevo spostare avanti e indietro la mia percezione ,dallo stato di uscita fuori dal corpo al mio sé fisico, come se fossi contemporaneamente in due, tre, quattro posti contemporaneamente, è tutto assolutamente irriducibile a parole. Riuscivo a vedere le linee dorate nel bosco che indicavano la memoria, il cammino di luce, con le varie e infinite vie di perdizione. Vedevo gli alberi oscillare e respirare, li sentivo vivi e non solo, percepivo come una sorta d’identità, magnifica. Sentivo un senso profondo di rispetto nei loro confronti.
Era evidente che erano connessi gli uni agli altri, come io lo ero a loro. L’illusione e la natura del tempo, in quegli stati, hanno una ragion di esistere, come se il tutto non si nascondesse solo dietro lo spazio, ma anche nella luce del tempo e nelle dilatazioni da esso derivate.
Quando il tempo si dilata in questo modo, le informazioni che percepiresti nel mondo umano ordinario ti bombardano cinque volte tanto. È come se il velo che costituisce la realtà umana si sciogliesse per un paio d’ore e la verità è visibile come la trasparenza dell’acqua.
Innanzitutto riuscivo a vedere la vera identità della gente che passeggiava in foresta, il loro sé autentico, non ciò che proiettavo verso di loro e neppure ciò che essi proiettavano nel mondo tramite il loro corpo e la loro personalità. Potevo vedere la vera essenza interiore di ciascuno di loro. Vidi molta emotività in buona parte di essa ben nascosta. C’era un lato comico in tutto questo, in un primo momento.
Era come se tutti si mettessero addosso un allegro sorriso per coprire la sofferenza, l’ansia e la paura nella loro vita. Nella versione temporale dilatata, nessuno avrebbe potuto mentire, uno se ne sarebbe accorto subito. Le emozioni nascoste sarebbero state limpide come acqua.
Gradualmente aumentò la mia preoccupazione. Vidi quanto la vita ferisce le persone. Non si trattava di una normale comprensione intellettuale come, ad esempio, la commiserazione delle sventure altrui. Era invece una conoscenza interiore molto profonda che suscitava un’immensa compassione spontanea. Vidi che la vita è così terrificante per le persone e percepii l’autentico dolore che devono nascondere giorno dopo giorno solo per tirare avanti. È la resistenza ciò che più di tutto le ferisce, la paura costringe ad irrigidirsi, e in quella rigidità prendono un sacco di colpi terribili.
Un’altra cosa che percepivo fu la solitudine di cui quegli individui soffrivano per essere separati l’uno dall'altro e dalla vita. La distanza stabilita tra sé stessi e gli altri al fine di sostenere l’immagine dell’ego, e dunque affrontare il dolore della vita, gli causava ulteriore dolore, era l’illusione a ferirli realmente, e attraverso l’illusione, si tagliavano fuori non solo dagli altri ma dalla forza vitale stessa. Ciascuno di loro era un’isola a sé stante, questo si vedeva, e ognuno soffriva per la mancanza di forza vitale, come se gli fosse negato l’ossigeno. La separazione era ancora così visibile e triste da sconvolgermi.
Quali che fossero stati i miei giudizi passati sulla mancanza di onestà delle persone o sulla loro debolezza e mancanza di determinazione nelle decisioni prese, ora vedevo tutto sotto una nuova luce. Non è totalmente colpa loro. Il mondo esterno della nostra vita è obbligatoriamente guidato dalla persona che abbiamo dentro, che spesso è così tagliata fuori e piena di terrore da non riuscire ad aiutare sé stessa. Agisce in base agli istinti, come programmata dalle circostanze. In foresta guardavo la gente e sembravano prigionieri che si trascinavano a stento, incatenati ad una terribile circostanza. Il mio primo impulso fu quello di gridare, in qualche modo volevo liberarli dalle catene. Poi mi resi conto che anch’io avevo la stessa palla al piede. Panico!
Mi sono spaventato da morire, e difatti credevo che sarebbe giunta la mia ora, in quell’istante. Mi sono sentito scaraventato fuori dal mio corpo e la forza esplosiva era stata l’emozione della paura, dello spavento…tuttavia l’istante è durato poco e pian piano tornavo nel mio sé fisico.
Essere intrappolati nel mondo degli atomi e delle molecole e della seconda legge della termodinamica, la quale sottomette tutto all’entropia e alla morte per disgregazione, è qualcosa di davvero terrificante e sinistro. Tanto per peggiorare le cose, il Sé interiore non può difendere sé stesso dalla personalità e della reazione dell’intelletto a tutto ciò. L’io interiore si limita ad accettare il programma dato. È indifeso. Vidi quanto la paura della personalità fosse reale e giustificata. Ho sempre pensato che la gente dovesse mostrare forza e coraggio e affrontare la vita a testa alta, nonostante le circostanze. Di fronte a tutto ciò ebbi una terribile presa di coscienza quando mi resi conto che non potevano farlo. Sembrava che tutta la mia ricerca fosse stata una perdita di tempo, un ricercare sé stessi per poi capire il motivo per il quale ci si perde di nuovo. Perché cercare di spingere la personalità a trascendere la paura e ad essere coraggiosa, quando il Sé interiore è stato avvinto da anni dal terrore e dalla confusione? Il coraggio è altalenante; l’istinto fa presto la sua ricomparsa, Se ti è mai capitato di giudicare un alcolista, un drogato o qualcuno che mostra un comportamento ossessivo e diverso dai tuoi canoni, comincia subito a chiedere perdono. Alla luce del sé reale e della Forza divina, i tuoi giudizi ti appariranno patetici. Capirai che il tuo giudizio si è creato a partire dalla tua stessa illusione e senso di separazione, e come il rancore era fortemente ancorato su di te, alimentato dal terrore del tuo stesso crollo.
Quando te ne rendi conto per la prima volta un grande peso scende su di te. Puoi vedere che l’intera tua vita è stata una terribile menzogna, una delusione, ammantata di giustizia e sepolta nel rifiuto, una posizione sostenuta per il tuo stesso piacere e senso di potere. Poiché non possiamo mutare la nostra condizione nel mondo delle molecole e dell’entropia, vittimizziamo gli altri con l’esibizione del nostro potere per darci un briciolo di valore; questo contribuisce a diminuire la paura.
Vidi che tutti arriviamo ad un bivio dove una strada conduce verso la verità e l’altra verso il potere. Tendiamo naturalmente ad imboccare la strada verso il Potere. Incute meno paura. Suscita rispetto, attira sguardi e ci sostiene nell’illusione della nostra solidità. Il sentiero chiamato verità non oppone resistenza, è anonimo e umile, non vi è sfarzo, denaro o affermazione di potenza che ci sostenga nell’illusione. È il sentiero che ti riconnette. L’esibizione del proprio potere tende ad accentuare il senso di appartenenza. Se non te ne rendi conto in tempo, questo sentiero ti uccide. Muori di morte lenta per asfissia dello spirito, che a sua volta impedisce il flusso di vitalità diretto alle tue cellule umane. Di conseguenza, cominciano il loro processo di entropia prima del previsto.
Quello che è accaduto in seguito è la parte più significativa del mio viaggio spirituale. Almeno fino ad ora.
Ogni singolo frammento di robaccia, in tutta la loro enormità, mi fluttuavano attorno e si rifiutavano categoricamente di andarsene, era il mio lato-ombra. Guardai la vita dal mio punto di vista e vidi qualcosa di veramente orribile: sentii tutti i giudizi che avevo portato fuori, di come quando mi irrito nel vedere l’incapacità delle persone di dare una parvenza di contegno alla loro vita. Vidi come ero sempre stato impaziente perché la loro debolezza minacciava – non tanto l’io adulto, quanto il bambino di otto anni dentro di me.
Viti la natura grandiosa della mia vita e la vidi come una manifestazione del patetico tentativo di un bambino di difendere e proteggere sé stesso da una situazione impossibile. Ho visto il peccato dell’intolleranza, non quella derivante dall’odio razziale o sociale, bensì un’intolleranza originata dalla costruzione di un rigido sistema di riferimento per le persone che scarta emozionalmente il diverso dai miei canoni… vidi che la mia stupida scala era come il podio su cui stanno gli atleti quando vincono una medaglia. Quello che avevo era una scatola di legno compensato, una stupida medaglia d’oro contraffatta.
Il recinto dei miei vincitori: un mondo psichiatrico per bambini disturbati, ego impazziti perduti nell’illusione della competizione e dell’elitarismo, ciascuno stretto saldamente nella morsa dell’entropia. Per farla breve, con quello che era un lungo tormento, vidi che il mio mondo disseminato d’azione non era migliore o peggiore di un qualsiasi altro site di vita, era solo un sentiero differente.
Attraversando la foresta, mi sono imbattuto in una lepre morta. Solo ossa e un po’ di pelle. Niente carne. Guardai in profondità nella cavità dell’occhio del suo cranio. Scrutandolo, vidi lo spirito della lepre, così semplice e modesto, così bello e calmo e remissivo, avvinto nelle braccia dell’entropia, che non batteva ciglio per il mutamento della sua condizione. Gli animali hanno le palpebre?!
Mi domandai cosa avesse da dirmi la lepre. Mi rispose offrendomi la sua profonda immobilità, che mi scosse nell’intimo. Vidi fino a che punto il mio atteggiamento non fosse basato sulle convinzioni spirituali del momento, che ero giunto ad accettare. Vidi come la mia ombra e il mio istinto calpestavano la natura positiva dei miei tentativi di essere buono in questa vita. Jung disse che fu terrificato dall’incontro con la sua ombra. Ora so cosa ha passato.
La cosa più imbarazzante è la scoperta che ogni emozione mi apparteneva. Non potevo allontanarle né reprimerle, e anche se dentro di me, da qualche parte, c’era un’emozione positiva contraddittoria, quella negativa era forte e reale. E quel che era peggio, è che mi resi conto della verità. Questo non significa che il nostro sé ombra si sia costituito totalmente per colpa nostra, perché buona parte di esso si forma nell’innocenza dell’infanzia. Ma vidi come avrei potuto governarlo.
Quando sono tornato a casa ero a tal punto oppresso e sopraffatto dall’ombra che non ce la facevo più a reggerla. Se era quella la saggezza dell’albero, avrei certo preferito cominciare con qualcosa di più piccolo, come la saggezza dell’arbusto, o non so, la saggezza del prezzemolo, o del chicco di riso sarebbe andata bene. L’intera benedetta dannata foresta era troppo per me, almeno per ora, non è ancora il momento. Ero esausto e congestionato e ancora spaventato dall’ombra.
Mi sono steso nel letto e pregavo Dio, il creatore, la Luce, l’Amore incondizionato, quel qualcosa che di per sé è di natura indefinibile. Patetico rifiutarlo una vita intera e poi chiedere la sua redenzione…patetico nei miei confronti, ma lo accetto e ne faccio esperienza.
Mentre ho chiuso gli occhi e chiedevo aiuto, ho visto un tunnel, alla fine c’era la luce della Forza divina…ora, io non so cosa e chi sia dio, o creatore, o il Padre di tutti noi…ma ora non credo più se esista o meno, ora so. Era tale la luce e l’amore che emanava che non potevo stare più di qualche secondo senza distogliere lo sguardo da esso…era puro Amore Incondizionato, il fine ultimo dell’Universo. L’anima deve fare esperienza, le origini, il brodo primordiale dal quale deriviamo tutti noi, è puro caos, ed anche se nel nostro mondo materiale la legge dell’entropia va dall’ordine verso il disordine, dentro, il nostro Sé, Tutta la nostra coscienza globale, va nella direzione opposta, ovvero verso l’ordine. Mentre cercavo di intravedere oltre cosa ci fosse, l’ombra si è contrapposta tra me e lo squarcio.
Ora comprendo come uno non voglia morire senza prima aver risolto l’ombra, perché comporta un terribile destino. Non riesco neppure ad immaginare cosa potrebbe accadere arrivando nei mondi spirituali dopo la morte e vederla ancora lì. La cosa straordinaria è che la maggior parte della gente muore senza aver mai visto la propria ombra, che pertanto giunge come uno shock, peggiorato dal fatto che dopo la morte non c’è molto che si possa fare per emendarsi e migliorare le proprie azioni spirituali.
Nel nostro sentiero, dobbiamo sbarazzarci della nostra ombra, per poter procedere ed andare avanti. Prima lo fai, meglio è. Il tutto si tramuta nella materialità, nelle azioni giuste. Siamo una grande famiglia universale, ce ne stiamo rendendo conto pian piano. Il cammino dell’anima è individuale, tuttavia siamo collegati tra noi, ognuno ha il suo tempo di risveglio e di espansione. Non forzare colui che non comprende in un cammino diverso, ogni cosa a suo tempo. Tutti Noi torneremo alla Luce a cui apparteniamo, è il nostro diritto come figli dell’Onniverso, nessuno ne sarà escluso.
" Sei un essere divino. Vieni da regni di potenza e luce inimmaginabili, e tornerai in quei regni. "

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Sem
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Re: Il cammino dell'anima.

Messaggio da Sem » gio ott 17, 2019 12:10 pm

Grazie per questo scritto.
L'avevo letto settimana scorsa ed è arivato proprio al momento giusto, ho vissuto anch'io esperienze del genere e mi è servito riviverle attraverso il tuo racconto
Finchè giudichi non sarai mai libero

"La verità era uno specchio che cadendo dal cielo si ruppe.
Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso la propria immagine,
credette di possedere l'intera verità."
Mevlana Rumi, Sec. XIII

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Arcano
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Re: Il cammino dell'anima.

Messaggio da Arcano » ven ott 18, 2019 12:03 pm

Bellissimo e immenso scritto.
Le informazioni da me riportate sono esclusivamente a scopo informativo.
Non intendo incitare nessuno all'uso di sostanze stupefacenti. Peace

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cyanotic
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Re: Il cammino dell'anima.

Messaggio da cyanotic » mer ott 23, 2019 2:26 pm

Grazie per la condivisione...molto intenso.. Ci si potrebbe scrivere un libro!
Potresti condividere quantità e tipo di sacri funghi che hai preso?

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Dante
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Re: Il cammino dell'anima.

Messaggio da Dante » mar nov 26, 2019 2:21 pm

Psilocybe Cubensis, il dosaggio si aggirava intorno ai 3,5gr.

Sono andato avanti e condividerò con voi il sapere donatomi, da donare.
" Sei un essere divino. Vieni da regni di potenza e luce inimmaginabili, e tornerai in quei regni. "

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